Contenuti per adulti
Questo testo contiene in toto o in parte contenuti per adulti ed è pertanto è riservato a lettori che accettano di leggerli.
Lo staff declina ogni responsabilità nei confronti di coloro che si potrebbero sentire offesi o la cui sensibilità potrebbe essere urtata.
Mi piacerebbe tanto riempire di gioia le parole, come un palloncino le immagino — dargli tutta quella dose di vitalità per poi lasciarle volare libere. Ora mi immagino così, chiedo a questo spazio di darmi il giusto rinforzo per alzarmi. Eppure la sedia sprofonda e il dialogo tra me e quest’aura che avvolge i miei confini sembra ridarmi indietro solo del silenzio. E se fosse proprio questo a farmi paura? Il nulla, suono piatto, è una parte di me — invece vorrei occupare l’ozio. Mi sembra che le parole divengano nomenclatura, quasi un regolamento del buon fare e del buon dire, come se esternare a fatica il dissentire e la tristezza fosse un processo contro questo stato predatorio che inghiotte. Grande bocca e denti affilati, prende e non c’è nessuna via d’uscita, è così. Forse l’attesa è la miglior cura — e allora passo avanti a chi trova critica nella tristezza, come se l’essere che guarda se stesso fosse un soggetto estraneo, non degno di parole e pensieri. Mi chiedo dunque: perché? Queste parole non vibrano forse? Non si stanno alzando da questa sedia insieme a me? Ora sono i piedi che avanzano — il passo più lungo della
gamba — forse la meta non è poi così lontana. E forse quel chiacchiericcio non è mio, è frutto di menti che non vogliono sporcarsi la coscienza con il troppo sentire. E invece, mio dialogo, io ti benedico — santa sia l’ostia che tu stesso mi porgi dalle tue mani.
© Mariangela Marrale